home

search

Di solito la sera non fa caldo

  La mattina si sveglia fredda, ma a Satus i bambini non perdono mai tempo: corrono nelle strade sterrate, ridono, si spingono, fanno finta che il mondo non sia un posto crudele. In mezzo a loro corre May, nove anni, capelli rossi che bruciano sotto la luce del sole nascente. Accanto a lei c’è Lily, la sua rivale-amica.

  ?Ho vinto!? grida Lily, piegata dal ridere.

  ?Non vale! Oggi non sono in forma!? protesta May, ma la smorfia che fa mentre consegna tre biglie la tradisce.

  Le biglie. Il tesoro dei bambini. La loro valuta. Il loro modo di imitare il mondo degli adulti.

  ?Me le riprenderò,? annuncia May, sicura di sé. ?Mi allenerò e diventerò la più veloce del villaggio, puoi starne certa.? Le punta il dito contro come per sfidarla.

  Ray, quindici anni, occhi viola cupi e mani annerite dal succo delle noci, le biglie non le usa più da un pezzo. Quel mondo lo ha lasciato presto. Pulisce l’ingresso di casa da rifiuti e vernice, quando May lo raggiunge correndo ed inciampa cadendo ai suoi piedi.

  ?Aiutami!? Si rialza di scatto. ?Devo diventare più veloce! Ti va di allenarmi??

  Ray le toglie la polvere dalle ginocchia e dai vestiti. ?Più veloce di così? Mi sembra difficile, guarda che ti sei combinata? facendole notare il ginocchio sbucciato, ?e poi ho molto da fare.?

  ?Quindi non mi aiuterai?!? May mette le mani sui fianchi, il tono acido.

  ?Dai su, vieni che ti pulisco la ferita? dice Ray prendendola per mano e trascinandola in casa ignorando gli sbuffi e i capricci di May.

  ?Brucia!? May si ritrae quando Ray le pulisce la ferita e le avvolge il ginocchio con un panno pulito.

  ?Posso andare ora?!? Sbuffa, impaziente.

  ?Puoi andare ma vedi di stare tranquilla per oggi.? Appare severo ma dolce. ?Ti sei già fatta male, non voglio che torni a casa messa ancora peggio.?

  ?Ma non è giusto!? esclama arrabbiandosi moltissimo. ?Come farò ad allenarmi se resto tranquilla??

  ?è proprio questo il punto, per oggi meglio di no.?

  ?Mmmm, va bene.? Risponde in modo veloce e sgarbato, poi scatta verso la porta ed esce di casa.

  Ray la guarda perplesso come sapesse già che non gli avrebbe dato retta.

  May corre per la strada terrosa ignorando le premure di Ray ma ad un tratto si ferma sul posto, e pensa.

  ?Forse… forse sono stata troppo maleducata??

  Cambia direzione in modo deciso ma stavolta, invece di correre, cammina con molta calma. Si ferma in un campo di fiori. Lily cerca May per ridarle le biglie. La trova seduta nel campo che intreccia fili d’erba e fiori bianchi e gialli.

  ?Tieni.? Lily le porge la mano con le biglie. ?Mi sembra ti fossi un po arrabbiata prima. Tanto le biglie non contano nulla, puoi riaverle.?

  ?No, non ero arrabbiata, puoi tenerle, non mi interessano più? risponde May mentre con dei gesti la invita a sedersi.

  Passano il pomeriggio ad intrecciare ghirlande di fiori per le loro famiglie. Si dimenticano persino tornare a casa per pranzo. Il cielo inizia pian piano a tingersi di rosso e le ore più malfamate della giornata si avvicinano.

  Ray la cerca per riportarla a casa. Il bosco si fa pericoloso a quell’ora. Quando la trova è accolto da delle scuse.

  ?Ti chiedo scusa, fratellone.? Lo guarda con occhi dispiaciuti. ?Ti ho risposto male e sono stata maleducata. Mi sono fatta un po' prendere.? Gli porge la ghirlanda. ?Però per farmi scusare ti ho fatto questa.?

  ?Figurati, non mi sono arrabbiato. Ti capisco, io avrei fatto lo stesso? ridacchia per risollevarle il morale, ?ti ringrazio per questo bellissimo regalo May.? Ray si inginocchia e abbassa la testa in modo che May potesse appoggiargli la ghirlanda sulla testa.

  ?Ti sta bene, sembri una principessa.? May e Lily scoppiano a ridere.

  Accompagnano Lily a casa. Sua madre è fuori che raccoglie i panni.

  ?Mamma! Guarda cosa ti ho fatto!? Lily lascia la mano di Ray e corre verso sua madre. ?Ti piace??

  ?Una ghirlanda di fiori? Ma è bellissima, ti ringrazio tesoro.? Sorride come se non ci fosse altra cosa più bella al mondo. La indossa e poi nota la ghirlanda di Ray.

  ?Vedo che anche tu sei caduto succube dei loro giochi.? Ridacchia. ?Ti ringrazio per averla riaccompagnata a casa.?

  ?Si figuri, l’ho fatto con piacere. Buona serata.?

  Ray prende May in braccio e mentre si allontanano saluta Lily oltre le sue spalle.

  Rientrano nella loro piccola abitazione di pietra e legno. Dentro li aspetta Adam, stanco ma di buon umore, con una pentola di minestrone bollente sul tavolo.

  Prima del pasto si prendono per mano e ringraziano. è un gesto antico, un'abitudine nata dalla consapevolezza che domani il cibo potrebbe non esserci.

  Il piatto di May diventa limpido in un istante e, come ogni sera, chiede qualcosa su sua madre.

  Adam le racconta di quella volta in cui provarono un gelato. Di una risata. Di un momento semplice, custodito nella memoria come un gioiello.

  If you discover this tale on Amazon, be aware that it has been stolen. Please report the violation.

  May ascolta con occhi sognanti. ?Anch’io lo mangerò un giorno.?

  Ray la guarda e lo pensa davvero: meriteresti molto più di questo posto.

  Passa la notte. Il primo maggio è il compleanno di May.

  Ray esce presto. Adam sta per uscire quando qualcuno bussa alla porta. Un messaggero della capitale gli consegna una lettera col sigillo del pavone: un aristocratico importante cerca tre lavoratori per un trasloco urgente, da completare entro l’alba di domani.

  Pagano bene. Troppo perché Adam possa rifiutare.

  Trova Ray sotto il solito albero, circondato dai corvi. ?Devi andarci tu, figliolo. è un’opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire.?

  Ray non risponde con entusiasmo, ma annuisce. Lo fa per May. Per la scuola di magia che sognano di regalarle.

  Il viaggio verso Mendacium è lungo, ma i corvi gli tengono compagnia finché non arrivano alle mura della capitale. Lì incontra gli altri due lavoratori: Mark, giovane e loquace, e Dane, più grande e silenzioso.

  Il trasloco è faticoso, ma lo terminano molto prima dell’alba. Il caldo della sera li accompagna mentre lasciano la città. Strano, di solito la sera non fa caldo.

  ?Sarà bello tornare.? Mark cerca di rassicurare se stesso. Ray percepisce la tensione e la paura della foresta nel suo sguardo. Di notte non è un posto amichevole. Satus è sempre più vicina.

  Ray, però, trova pace nel fruscio delle foglie e nelle ali dei corvi che lo raggiungono. Uno di loro, quello con la macchia bianca sull’addome, si posa sulla sua spalla.

  è allora che nota qualcosa.

  Il silenzio.

  Non quello del bosco.

  Quello di Satus.

  Un’assenza improvvisa, innaturale. Nessun animale che rovista in giro. Nessun ubriacone che urla di tanto in tanto.

  Dane lascia cadere la torcia che gli ha illuminato la strada ed accelera. Mark gli corre dietro. Ray rimane un istante fermo, come se il corpo sapesse prima della mente che qualcosa non va.

  Poi corre.

  La luce arancione che danza tra gli alberi diventa più intensa dopo ogni passo.

  Quando arriva al villaggio, il mondo si spezza.

  Le case sono crollate. Alcune bruciano ancora. L’odore di sangue impregna l’aria. Corpi ovunque. Corpi che Ray conosce. Amici, vicini, bambini con cui May aveva giocato il giorno prima. Non presta molta attenzione a chi ci sia accasciato a terra.

  Ray corre. Le gambe gli tremano ma continua.

  Poi vede casa sua.

  O ciò che ne rimane.

  Sotto le macerie c’è Adam, irriconoscibile, il corpo pieno di ferite profonde. strazianti solo a guardarle. Ossa che sembrano macinate dalle pietre.

  Ray avanza come in trance.

  E la vede.

  May.

  Appesa al muro da una lancia d’argento. Le manca il braccio destro. Il braccio sinistro piegato al contrario. Le gambe torse fino a farle staccare dal resto del corpo. La testa inclinata verso terra. Il sangue cola sul volto. I vestiti intrisi di rosso ed il panno legato sul ginocchio ha cambiato completamente colore.

  Ray apre la bocca ma non esce alcun suono.

  Vuole urlare. Non può.

  Si sente male. Vuole vomitare. Lo stomaco è chiuso.

  Vuole correre da lei. Le gambe non rispondono.

  Un passo.

  Barcolla.

  Un altro.

  Le gambe cedono.

  Cade in ginocchio.

  Il rumore del sangue che cade al suolo diventa sempre più forte.

  Martellante.

  Insopportabile.

  Goccia.

  Goccia.

  Goccia.

  Il respiro si spezza.

  Il mondo si inclina.

  E tutto diventa nero.

Recommended Popular Novels