Il vento di quella notte portava via l’odore del sangue.
Ray rimane immobile, la mano ancora stretta sul coccio di vetro sempre più vicino alla gola, gli occhi persi tra il riflesso della luna e la terra.
Il freddo gli taglia le dita, ma non se ne accorge nemmeno. Tutto in lui è spento.
Poi quella voce.
?Ma che stai facendo? Sei per caso scemo??
Ray si volta di scatto. Capelli lunghi e mossi. Colore particolare: sfumano da un arancione, un color carota, fino ad un rosato tenue sulle punte. Due ciocche le scorrono sul viso mentre il resto le cade sulla schiena. Occhi grandi, azzurri, taglienti come quel coccio.
?Ho sentito voci su questo posto e mi sono fatta metà foresta a piedi per venire fin qui.? Enfatizza la parte dell'andare a piedi. ?E poi dire che sono venuta la notte in modo da non trovare nessuno, eppure, trovo un coglione che vuole farsi fuori.? Lei gli stringe il polso come per dirgli di non farlo.
Ray la fissa confuso. Non fa in tempo a dire nulla che lei ricomincia.
?Sentivo rumori strani, pensavo fosse un animale che rovistava o qualcosa di simile. Poi quando mi sono avvicinata alla fonte e vedo te seduto con un coccio di vetro alla gola. Ma che ti dice il cervello?? Le viene il fiatone.
?E tu chi saresti?? chiede Ray.
?Chissenefotte chi sono, metti giù quel coccio!? Ray sembra quasi intimidito. Apre la mano e lascia cadere il vetro a terra.
?Oh, è stato più facile di quanto pensassi.? Lei sospira, si gratta la testa e poi si siede accanto a Ray. Poi conficca la torcia nel terreno. Proprio come un falò. Zoe è un po' più bassa di lui. è snella ma non fragile. Ha un'aria sfrontata e ribelle ma quello sguardo tradisce una gentilezza che fa fatica a nascondere.
?Senti un po', non mi pari il tipo che la voglia far finta. Che ti succede?? Ray non risponde.
?Bha, comunque, visto che ci tenevi a sapere chi sono, mi chiamo Zoe. Almeno il tuo nome me lo dici??
Ray la guarda per qualche secondo.
?Ray? mormora con voce bassa e rauca.
?Che figo, entrambi i nostri nomi hanno tre lettere.? Alza le mani con indice medio ed anulare per fare il numero tre.
?Eeeh… ascolta, non so bene come rompere il ghiaccio. Mai stata brava in situazioni del genere… non che sia mai stata in situazioni del genere.? Ray resta in silenzio. Ha lo sguardo perso a terra.
Zoe non lo fissa. Decide di restare un po' in silenzio. Ha capito che insistere non servirà. Poi si alza e fa qualche passo avanti per sdraiarsi sul terreno.
?Sai, ho sempre adorato le stelle. Non ho mai davvero capito cosa sono e né perché siano lì in cielo? Zoe parla con una voce molto più soffice e gentile.
?Le guardavo sempre dalla finestra dell'orfanotrofio.? Ray alza leggermente lo sguardo.
?C'era questa altra ragazza che mi ha insegnato le costellazioni. Non eravamo amiche, non davvero. Ma ogni notte guardavamo le stelle dalla stessa finestra.? Zoe fa silenzio mentre scruta il cielo.
?Ah eccola.? Indica con il dito.
?Per esempio quella è la costellazione del Corvo. Ad essere onesta non ci ho mai capito molto sulle costellazioni. Mi sembrano delle forme un po' a caso con dei nomi altrettanto a caso. Ciò che mi affascina davvero è l'origine di tali stelle.? Ray cerca di guardare il cielo ma vede solo i rami dell'albero.
?Quella ragazza mi ha raccontato diverse teorie sulla loro nascita. Quella che più mi piace è magica. Venute al mondo tramite la magia di qualcuno estremamente potente che trovava il cielo notturno troppo noioso.?
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Ray si alza e fa dei timidi passi avanti fino a dove si trova Zoe. Alza lo sguardo al cielo.
?Quale… hai detto che è la costellazione del corvo?? Zoe è sorpresa di sentirlo parlare ma non ne dà segni per non farla sembrare una cosa strana.
Zoe la indica col dito. Ray alza lo sguardo.
?Sai? è tutta un'altra cosa se le guardi da sdraiato.? Zoe glielo fa notare. Ray esita ma poi si sdraia per terra anche lui.
?è un quadrato storto con una gamba. Il corvo io non ce lo vedo. Per questo ti ho detto che non le capisco le costellazioni.?
?Hai detto di aver vissuto in un orfanotrofio, non più?? Ray sembra interessato.
?No, non più. Sono scappata oramai anni fa.?
?Scappata? Come mai?? Ray le rivolge lo sguardo.
?Tutto sommato è un posto di merda, non lo augurerei a nessuno. Ti riempiono solo la testa con un mare di stronzate e si aspettano che te le beva.?
?E tu non ci hai creduto??
?Nah, preferisco fidarmi dei libri piuttosto che delle storielle delle persone. è così che ho imparato tutto ciò che so.?
Per qualche secondo cala il silenzio e si sente solo il rumore degli insetti e il fruscio delle foglie.
?Quel mago che ha creato le stelle… che magia avrebbe potuto usare?? Chiede Ray incuriosito.
?Non ne ho la minima idea. Però, devo dire che non esiste cosa che più mi affascina dell'ignoto della magia.? Ray è un po confuso da queste parole.
?Che intendi??
?Beh ci sono due tipi di libri di magia, quelli pieni di regole del cazzo e quelli che invece… bhe sono semplicemente molto meglio. Sono entrambi validi ma segui quelle regolette e diventi la copia di una copia. Una gran palla.? Zoe si alza e si mette seduta a gambe incrociate.
?Vedi, la magia vera non si insegna, si scopre. è come quando ad un bambino mostri un trucco: non capisce come funziona, ma puoi star certo che ne è rimasto affascinato. è quello il bello.? Zoe non trattiene l'emozione.
Ray sorride appena alla vista del suo entusiasmo. Anche lui si alza e si mette seduto.
?Un vero mago è colui che riesce a diventare qualcuno da solo, senza scuola e regole inutili perché sono tutte stronzate che rubano la bellezza dalla magia.?
Ray resta in silenzio, pensando a quelle parole. Poi Zoe lo osserva con un mezzo sorriso e chiede:
?Tu che Affinità hai??
Ray la guarda, confuso. ?Aff... che??
?Affinità,? spiega lei, piegando la testa.
?Non ne sai nulla?? Gli occhi di Zoe si illuminano.
?Oh aspetta ok, allora… ce ne sono tipo otto… credo. Non me le ricordo bene, mi sono concentrata solo sulla mia.? L'espressione di Zoe si riempie di gioia.
?Ognuno ne possiede una. è come se fosse un dono alla nascita. Per esempio io sono affine al vento. Il mio corpo è semplicemente più leggero di ciò che sembra, il che pare poco ma può tornare utile alle volte.?
Ray la osserva meglio. Effettivamente, nei suoi movimenti c’è qualcosa di leggiadro.
?Io... non so che Affinità abbia.?
Zoe lo guarda di traverso.
?E che problema c'è. Il bello sta proprio qui, scoprirla e poi riuscire a sfruttarla al meglio.?
Il vento si alza, portando con sé il profumo del legno bruciato.
?Si sta facendo parecchio tardi. Non so tu ma io ho una fame da lupi. Su forza, ti porto a mangiare qualcosa.?
Zoe si alza in piedi di scatto e invita Ray a seguirla. Per qualche secondo resta seduto e la fissa. L'ombra di Zoe, proiettata dalla luna, lo ricopre. Ray non mangia da giorni, ha un vuoto alla stomaco. Anche se esitante decide di seguirla.
Camminano per un po’, attraversando la foresta. Le luci di una locanda appaiono tra gli alberi.
Sull’insegna, mezza sbiadita, si legge “Il Nido delle Rondini”.
Un uomo sulla cinquantina li accoglie con un sorriso.
?Benvenuti, viaggia… Ah, sei solo tu Zoe. Vedo che oggi non sei sola.?
Zoe, visibilmente irritata, gli risponde:
?Come sarebbe a dire “ah, sei solo tu Zoe”. Comunque sia, prepararci qualcosa da mangiare, stiamo morendo di fame.?
Roan ride. ?Subito, ai suoi ordini comandante.?
Ray e Zoe si siedono al tavolo ed aspettano che sia pronto da mangiare.
?Sai, Roan è un po' come il mio papà adottivo, non legalmente certo. Però quando tutti mi ignoravano lui mi ha dato una chance. E completamente a gratis, direi che sono stata abbastanza fortunata.? Zoe ridacchia.
?è pronto bambini!? Roan urla. Dalla cucina arriva un profumo invitante.
?Bambini a chi, vecchio.? Zoe gli risponde infastidita.
?Vecchio a chi, sono giovane come un tempo.? Il tono di Roan è più scherzoso.
è un piatto di polenta calda con un uovo sopra e due salsicce fatte in casa. Non è niente di speciale, ma Ray non aveva mai mangiato nulla di simile.
Ray non riesce ad esitare, non mangia da giorni.
Il primo boccone gli riempie la bocca. Il gusto è buono, perfetto di sale. Non ricordava nemmeno più il sapore del cibo.
Non è nulla di speciale ma abbastanza da dimenticare, anche solo per un istante, la stanza bianca, Xavier e le atrocità passate.
Mentre finiscono di mangiare Roan va al piano di sopra e prepara una camera per Ray.
Le camere sono piccole ma accoglienti. Il legno scricchiola.
Ray si veste con la maglia bianca e i pantaloni marroni lasciati sul letto come fosse un pigiama, poi si siede esausto. Ripensa alle parole di Zoe e a come lo abbia trattato come fosse una persona normale.
Un bussare leggero lo scuote dai pensieri.
Zoe è sulla porta. Indossa una veste da notte lunga e bianca.
?Volevo solo augurarti la buonanotte.? Parole gentili che Ray non sente da giorni.
?Buonanotte anche a te… Zoe.? La prima volta che la chiama per nome. Zoe sorride. E si volta per andare via.
?Senti, domani… ci sei giusto?? Ray resta perplesso e non risponde subito.
Zoe volta il capo verso di lui.
?Giusto?? ripete più dura.
?…sì.? Risponde Ray.
?Molto bene. Allora buonanotte per davvero.? Mentre si ritira nella sua stanza.
Ray si sdraia sul letto e la stanchezza lo travolge. Si addormenta subito.

