Appena arrivati al castello, il bambino fu trasportato d'urgenza all'interno. Respirava a malapena. Mentre i cavalieri lo portavano lungo i corridoi, la grande ferita sulla sua schiena iniziò a sanguinare di nuovo, stavolta copiosamente.
Una striscia rossa si tracciò sul pavimento di marmo. All'improvviso, uno dei cavalieri che lo reggeva vacillò. Lasciò cadere lo scudo, poi crollò in ginocchio con un tonfo sordo.
"Sir Alven!" gridò uno dei presenti, correndogli accanto. Il cavaliere sembrava in trance. Gli occhi spalancati, il respiro spezzato. Le mani tremavano.
"Cosa... cos'hai visto?" chiese un altro, scuotendolo con forza. Ma l'uomo non rispondeva. Lo sguardo era fisso, spaventato, come se avesse intravisto l'inferno.
Il re si avvicinò, guardando prima Tatsuya, poi il cavaliere a terra. Silenzio.
Poi, la sua voce risuonò: "è stato quel bambino."
Il suo cavaliere fidato, l'uomo dalla cicatrice, lo fissò incredulo. "Con tutto il rispetto, Maestà... in che senso? è ferito, quasi in fin di vita."
Il re posò una mano sulla testa del cavaliere a terra. I suoi occhi si fecero più cupi. "Non lo so. Ma il sangue... ha qualcosa. Questo uomo è entrato in contatto con lui, e adesso è così. Non posso permettere che qualcosa di simile si diffonda."
Il cavaliere dalla cicatrice indietreggiò leggermente. "Ma Maestà...!"
Troppo tardi. Con un movimento rapido e preciso, il re estrasse la sua lama sottile dal fodero nascosto nella veste. Un colpo solo. Il corpo del cavaliere si accasciò senza un suono. Nessuno osò fiatare.
Il re ripulì la lama con calma, poi guardò i presenti. "Nessuno parli di questo. Portate il bambino nell'ala est. Che venga curato. E sorvegliato."
I cavalieri obbedirono in silenzio, e la notte calò sul castello come un manto pesante.
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Nel frattempo, nel suo sonno agitato, Tatsuya stringeva i pugni. Il sangue colato a terra si era raccolto in una strana forma. Una piccola runa. Che si dissolse un attimo dopo, come se non fosse mai esistita.
Tra i cavalieri calò un silenzio agghiacciante, spezzato solo dal sussurro del vento contro le pareti di pietra. Qualcuno tremava. Altri guardavano il re con occhi pieni di orrore. "Maestà... perché?" osò chiedere uno, con voce spezzata.
Il re li scrutò uno ad uno. I suoi occhi erano severi, ma non privi di dolore. "Era necessario. Non sappiamo cosa sia successo a quell'uomo, ma era chiaro che qualcosa l'aveva contaminato. Non potevamo rischiare che si diffondesse. E poi... avrebbe sofferto. Per sempre."
Un mormorio incerto percorse il gruppo.
"Takeda" chiamò allora il re, voltandosi verso il cavaliere con la cicatrice. "Fai sparire il corpo. Nessuno deve sapere. E ripulisci tutto... subito."
"Sissignore." rispose l'uomo, serrando la mascella. Senza aggiungere altro, si mise subito al lavoro.
Il re si voltò e varcò le grandi porte del castello. Camminò a lungo, in silenzio. Fino a raggiungere l'infermeria. Lì, su un lettino, il bambino riposava. Dormiva, ma il suo corpo tremava. Le dita si chiudevano in pugni tesi, e la fronte era imperlata di sudore freddo.
Si avvicinò con passo lento. Lo osservò in silenzio, poi si rivolse a un'infermiera che sistemava delle bende poco lontano. "Come sta?"
La donna sollevò lo sguardo su Tatsuya, con un'espressione tesa. "Non saprei dirlo, Maestà. La ferita non si chiude. Continua a sanguinare come se fosse fresca, ma non trovo corpi estranei né segni di infezione. Il suo battito è debole, eppure... stabile. Ma c'è qualcosa che non capisco. è come se il suo corpo stesse combattendo qualcosa che non riesco a vedere. O... a nominare."
Il re annuì, assorto. Poi sussurrò: "Quel bambino... ha causato la morte di uno dei miei uomini. Sono qui per capire se è stato un incidente o qualcosa di più."
L'infermiera sbiancò. Si voltò di scatto verso il sovrano. "Io... io sono in pericolo?!"
Il re scosse il capo. "No. Se ci fosse stato un rischio, sarebbe già successo. Eppure... fai attenzione. Nessuno gli si avvicini troppo senza il mio permesso."
L'infermiera tirò un sospiro di sollievo, anche se le mani tremavano appena. "Secondo voi... cosa potrebbe essere?" chiese infine, versando alcune gocce di un liquido azzurro in una ciotola fumante.
Il re rimase in silenzio per qualche secondo. Poi scosse la testa. "Non lo so. Ma lo scoprirò."
Fece per andarsene. L'infermiera annuì, avvicinandosi a Tatsuya con cautela. Gli somministrò lentamente la medicina, mentre il re scompariva lungo il corridoio, con un'ombra sempre più cupa negli occhi.

